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L'economia lorese nel XX secolo: un mancato
sviluppo
Nel corso dei primi anni del Novecento, le attività manifatturiere loresi si accrebbero. La lista degli industriali e operai del Comune di Loro Ciuffenna del 1902 indicava per la filanda Brogi la presenza di 12 operaie, il doppio rispetto a qualche anno prima. Nello stesso anno l'industriale, Antonio Del Vita di Montevarchi, impiantò un altro opificio nell'ex-filanda Magnozzi, prendendolo direttamente in affitto dal Comune lorese (Notizia tratta dal periodico "Il Valdarno", del 1-2-1902).
La filanda a Loro
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All'epoca secondo la lista degli industriali e operai del Comune lorese erano attive dunque 3 filande, con le seguenti denominazioni e caratteristiche:
1. filanda Brogi Luigi, con 12 bacinelle
2. filanda Del Vita Antonio, con 26 bacinelle
3. filanda Celli Giuseppe, con 2 bacinelle
A quest'epoca in paese, oltre alle filande, fu presente, seppur per un periodo limitato, anche un'altra attività manifatturiera.
Loro, nel corso del primo decennio del Novecento, aveva assunto una rilevanza economica sempre maggiore, che attraeva anche il territorio circostante. Agli inizi degli anni Venti l'attività serica continuava a costituire la principale manifattura lorese.
La crescita dell'economia di Loro è attestata, inoltre, dal continuo aumento della popolazione locale e in particolare del centro.
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Nel censimento del 1911 risultavano presenti di fatto circa 5.600 abitanti, di cui oltre 1.400 nel paese di Loro.
Un decennio più tardi, secondo il censimento del 1921, gli abitanti presenti erano saliti a circa 6.000 abitanti, e quelli di Loro a oltre 1.500.
 Piazza Umberto I a Loro
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Il trend economico positivo si interruppe in seguito alla crisi del 1929, i cui effetti si avvertirono a partire dall'inizio degli anni Trenta. La popolazione sia del paese che del comprensorio lorese già, secondo il censimento del 1931, era diminuita di oltre il 10%: 5.360 abitanti, di cui circa 1.370 residenti a Loro. La recessione economica che portò ad una diminuzione generale dei traffici e degli scambi, si avvertì in tutti i settori dell'economia, ma sembrò particolarmente grave per quello dell'industria serica. In conseguenza della crisi della seta, nel 1936 oltre l'80% della popolazione attiva era impiegato nel settore agricolo. Il declino economico è testimoniato inoltre dalla continua diminuzione della popolazione della comunità di Loro, che tra il 1931 e il 1963, scese da 5.360 a 4.035 abitanti, con un decremento di oltre il 30% in circa un trentennio.
La mancanza di risorse alternative alla seta compromise lo sviluppo economico lorese, che si trovò poi soprattutto a fronteggiare la crescente concorrenza industriale dei maggiori centri del fondovalle. Loro non faceva parte del nuovo bacino industriale e soprattutto non rientrava nel tratto ferroviario valdarnese. L'economia della comunità lorese riprese a mostrare un qualche dinamismo solo a partire dalla fine degli anni Cinquanta, nel periodo di generale boom dell'economia italiana.
L'evoluzione dei dati sulla popolazione occupata non deve poi far dimenticare il costante rilievo della popolazione non attiva che dal 1961 ha iniziato a superare quella impiegata. Il massimo livello di popolazione non attiva è stato raggiunto nel 1981, con il 58%. Non è quindi casuale che la popolazione del territorio lorese sia tra le poche del Valdarno superiore a manifestare un trend discendente, giungendo nel 1971 a contare 3.650 abitanti, di cui 966 a Loro, con un ulteriore decremento rispetto al 1963 di circa il 10%; anche se, a partire dal 1971, si registra un aumento costante della popolazione.
Nonostante lo sviluppo del settore industriale, a partire soprattutto dal 1971, il rilievo dell'economia del Comune Loro è rimasto sempre marginale rispetto a quello dell'area del Valdarno superiore. La crescita avvenuta soprattutto nel settore delle manifatture leggere, è stata costituita essenzialmente da piccole imprese di impianto artigianale.
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 Il paese di Loro |
Non ha avuto luogo un vero e proprio decollo dell'economia lorese -come forse gli opifici serici avevano fatto sperare-, che non è riuscita ad entrare nell'ambito del vasto bacino industriale formato dalle "terre nuove" del fondovalle: San Giovanni Valdarno, Terranuova Bracciolini e Montevarchi e che soprattutto è rimasta esclusa dalla principale via di comunicazione e trasporto dell'industria italiana: la ferrovia. Loro continua così a preservare i suoi caratteri originari di borgo di impianto medievale di confine tra l'alta collina e la montagna.
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